
Ieri, martedì 17 febbraio 2026, il governo spagnolo ha deciso di aumentare di 518 euro al mese il salario minimo per una platea di 2,5 milioni di lavoratori. Una decisione coerente con un indirizzo di politica economica che intende garantire dignità a chi lavora e insieme sostenere il mercato e i consumi interni. Il risultato è sotto i nostri occhi. In Spagna, che ha saputo, anche, investire intelligentemente e tempestivamente nelle rinnovabili e dove l’energia costa la metà di quello che la pagano famiglie e imprese nel nostro paese, le previsioni di crescita dell’economia sono ben al di sopra delle stitiche percentuali previste dal governo per quella italiana. La minaccia di esiti apocalittici avanzata a suo tempo dalla destra spagnola, quella economica e quella politica, si sono infrante contro il muro dei fatti. Sostenere i salari, avere cura delle lavoratrici e dei lavoratori, allargare il campo dei diritti, valorizzare il contributo alla crescita sociale ed economica delle migranti e dei migranti fa bene al paese. È la scoperta dell’acqua calda, semplici ricette keynesiane, che confliggono con la ferocia del liberismo. L’esatto opposto di quel che accade in Italia dove la destra al governo si oppone a qualsiasi misura sostanziale di sostegno dei salari e delle pensioni e si è opposta perfino alla discussione delle proposte di legge sul salario minimo che sono state presentate dalle opposizioni in parlamento, e a quella che noi abbiamo presentato con Unione popolare accompagnata da ben settantamila firme di cittadine e cittadine, che in teoria avrebbe dovuto perfino avere una corsia preferenziale.
Questo governo, che appena insediato ha immediatamente cassato il reddito di cittadinanza, schiacciando nella miseria e nel ricatto i settori più fragili della società, che ha nel suo blocco sociale di riferimento l’ampia platea di una imprenditoria predatoria che prospera sul lavoro povero, non può e non vuole che si introduca nel nostro paese una misura per combatterlo. Il salario minimo che piace alla destra italiana, a Fdi, è quello che introdusse Mussolini, che era appunto un salario minimo, miserabile, che colpiva il lavoro e tagliava i salari, in primis quello delle donne. Per le forze sociali e politiche che vogliono rovesciare le linee liberiste di questo governo, tutelare il lavoro, garantire un minimo di equità sociale ora è aperta la strada della mobilitazione e della convergenza. Almeno su due misure fondamentali, necessarie ed urgenti. La prima è quella della lotta per il salario minimo, perché se ne discuta in parlamento e venga finalmente approvato, togliendoci dalla pattuglia, perfino residuale, dei paesi europei che non lo hanno introdotto. La seconda, anch’essa fondamentale, è quella di una tassazione equa che finalmente contempli un contributo della fascia piu ricca della popolazione alla fiscalità generale reintroducendo il criterio della progressività prevista dalla nostra Costituzione.

Paolo Benvegnù, Responsabile Nazionale Lavoro Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea